In Corea del Sud l’intelligenza artificiale sta per diventare come l’acqua del rubinetto: la apri, e c’è.
Gratis, per 52 milioni di persone.
Il 13 luglio 2026 il Ministero della Scienza e dell’ICT ha aperto la gara per un progetto chiamato “AI for Everyone” (모두의 AI). L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: mettere un chatbot AI di livello ChatGPT nelle mani di ogni residente, senza costi e senza tetti di utilizzo. Nessun governo aveva mai distribuito l’AI all’intera popolazione come un’infrastruttura di base. La Corea è la prima del G20 a tentarlo.
Cosa significa “AI for Everyone”
Il progetto poggia su due gambe.
La prima è un chatbot generalista, aperto a chiunque, gratuito e illimitato: l’equivalente pubblico di ChatGPT. La seconda è più interessante e più delicata: un agente per i servizi pubblici. Non aspetta le tue domande, le anticipa. Individua i bonus e i programmi statali a cui hai diritto, ti avvisa e compila le pratiche per te. Sanità, casa, istruzione, welfare: un solo assistente al posto di decine di portali della pubblica amministrazione.
L’accesso non passa solo dal web. Il servizio è pensato per raggiungere le persone anche via app di messaggistica, telefonate e SMS. La versione di SK Telecom arriva a fare chiamate AI agli uffici che ancora non hanno sistemi digitali: l’AI che telefona al posto tuo a chi risponde solo al telefono.
AI conversazionale gratis e illimitata.
Beta a fine settembre, lancio entro l’anno.
Trova i sussidi, avvisa e compila le domande.
Fine 2026, esteso nel 2027.
Dal 2027 la promessa sale ancora: un agente personale per ogni cittadino.
Un chatbot? No, un’infrastruttura
La cosa più rilevante non è la tecnologia, è la cornice. La Corea non tratta l’AI come un prodotto, ma come un servizio pubblico, nello stesso senso in cui lo sono la banda larga o la scuola. Il linguaggio ufficiale parla di “società a base AI”: accesso garantito a prescindere da reddito, età e dimestichezza digitale.
Il problema che vuole risolvere è concreto. Circa un terzo dei coreani non usa ancora l’AI. E chi la usa quasi sempre si affida a servizi stranieri: nel 2026 ChatGPT conta oltre 23 milioni di utenti coreani, ma solo 1,8 milioni pagano per un servizio AI. Il divario quindi non è solo tra chi ha e chi non ha. È anche tra chi può permettersi la versione buona e chi si accontenta di quella gratuita e limitata.
Il doppio volto: welfare e politica industriale
Qui sta il punto che la maggior parte dei titoli si perde. “AI for Everyone” ha due facce, e vanno lette insieme.
Davanti c’è il welfare: chiudere il divario digitale, dare a tutti lo stesso strumento. Dietro c’è la politica industriale. Le condizioni della gara impongono che il servizio giri in gran parte su modelli AI coreani, i modelli “sovrani” costruiti dalle aziende nazionali, con i modelli stranieri ammessi solo per funzioni minime e banditi dalle parti finanziate con denaro pubblico.
Tradotto: mentre distribuisce AI ai cittadini, lo Stato fabbrica domanda per l’industria di casa. Quei 23 milioni di coreani già su ChatGPT sono esattamente il traffico che Seoul vuole riportare sull’infrastruttura nazionale. Regalare l’AI ai cittadini diventa così il modo più rapido per dare ai modelli coreani ciò che i soldi non comprano: milioni di utenti reali su cui allenarsi e migliorare.
Regalare l’AI a tutti non chiude solo un problema di accesso. Ne apre uno di sovranità: su quali modelli, di chi e con quali dati gira l’intelligenza che un Paese mette in mano ai suoi cittadini.
Le cinque domande che decideranno se funziona
L’annuncio è impressionante. Il verdetto dipenderà da cinque nodi ancora aperti.
- Scala. 512 GPU per 52 milioni di persone sono poche. “Illimitato” sulla carta rischia di tradursi in code e rallentamenti quando il traffico sale.
- Qualità. Il metro di paragone non è “niente”: è GPT, Claude, Gemini. Se il servizio gratuito viene percepito come “gratis ma frustrante”, diventa una polemica sui soldi pubblici.
- Sostenibilità. I fondi coprono il servizio fino al 2028. Dopo, chi paga il conto dell’inferenza, i contribuenti o gli utenti?
- Privacy. L’agente che compila le tue pratiche vede la tua situazione personale e amministrativa. La comodità ha un rovescio: dati sensibili che si accumulano dentro un servizio statale.
- Mercato. Quando lo Stato regala l’AI, lo spazio per i servizi a pagamento si restringe, anche per le stesse aziende che costruiscono quello pubblico.
Cosa possiamo imparare, anche da questa parte del mondo
La mossa coreana non nasce dal nulla. Arriva dopo l’AI Basic Act, la seconda legge organica sull’AI al mondo dopo quella europea, e dentro un piano che punta a fare della Corea una delle prime tre potenze AI del pianeta. Legge, infrastruttura e ora domanda: tre tessere dello stesso disegno.
Per l’Europa, e per chi come noi lavora ogni giorno tra innovazione e conformità, il caso coreano è un test in tempo reale su una domanda che ci riguarda da vicino: l’AI è un prodotto che si compra o un servizio che si garantisce? La risposta non è tecnica, è politica. E il modo in cui Seoul gestirà qualità, privacy e sovranità dei modelli dirà molto su quanto il resto del mondo potrà davvero copiarla.
Noi la guardiamo con l’occhio di chi progetta AI dovendo tenere insieme due cose che sembrano opposte: la spinta a innovare e il rispetto delle regole. La Corea sta scommettendo che si possano avere entrambe, alla scala di un’intera nazione. Il primo assaggio arriva a settembre.
